Grazia Deledda, Novelle

di Maria Laura Riccardi

Inauguro questa sezione del blog chiamata piccola biblioteca femminile, ovvero dedicata alle donne che hanno fatto la storia della letteratura, con una delle mie autrici preferite in assoluto: Grazia Deledda.

La piccola Grazia, è proprio il caso di dirlo poiché era bassa di statura, è stata in realtà una grandissima scrittrice: l’unica donna italiana (ad oggi) ad aver vinto un Premio Nobel per la letteratura. Ed è stato quasi 100 anni fa, nel 1926.

Un traguardo ancora solo suo. Mica roba da poco!

Forse non conosci Grazia Deledda. Forse però conosci Carducci, Pirandello, Quasimodo, Montale, Fo… anche loro Nobel per la letteratura in anni diversi, tutti grandissimi artisti, molto più conosciuti e studiati anche a scuola.

Io ho incontrato il suo nome, per la prima volta, durante un esame universitario qualche anno fa. Devo essere onesta: avevo un sacco di materiale da leggere e studiare, quindi non le diedi grande rilievo. Ero al secondo anno di università ad Urbino, dove ho avuto degli ottimi professori che mi hanno spalancato porte di conoscenza incredibili (che al tempo criticavo, a causa della mole di studio), ed evidentemente non ero ancora abbastanza “matura” per comprendere le opere ed il vissuto di questa donna.

Ma niente spoiler, ora vi narro il magico incontro. Prima, però, voglio suggerirvi un testo molto interessante.

Preciso che tutti i libri consigliati su questo blog sono stati letti da me. Non faccio pubblicità progresso e non mi regalano niente: compro, pago e leggo by myself.

Quando ve li linko, alla fine di ogni articolo, è perché veramente mi sento di suggerirveli.

Tornando a noi, mi perdo spesso in digressioni, un vademecum per approfondire la letteratura femminile è questo:

Nadia Cipponi, Parola di donne, Edizioni clandestine, 2006.

Tenetelo come punto di riferimento se vi interessa scoprire le tante donne che, ancora oggi, non sono state e non sono valorizzate all’interno dei contesti letterari.

Ebbene, anche la nostra Grazia è stata spesso considerata una tipa strana dai suoi compaesani. Perché? Perché era una donna che leggeva e scriveva.

Adesso crediamo sia una cosa normale ma, in realtà, fino al secondo dopoguerra l’istruzione era principalmente una cosa da ricchi. Escluse erano soprattutto le donne, che si trovavano solitamente relegate alla sfera domestica o dovevano studiare come autodidatte.

Le donne, per millenni, sono state escluse da tantissimi ambiti per il semplice fatto di essere donne.

Chi dice che non è vero, che il femminismo è un capriccio, una truffa, un complotto o la rovina della nostra società, evidentemente ha qualche lacuna nello studio della storia.

Già solo per questo motivo, potremmo vedere un’indole di caparbietà nella figura della nostra donnina di nome Grazia, che faceva qualcosa di così anticonformistico. Ed era anche brava.

Io l’ho poi ritrovata casualmente, circa 3 anni fa, quando sono stata in Sardegna per la prima volta. Ero a Cagliari e lessi una sua poesia. Infatti, Grazia Deledda era sarda, precisamente di Nuoro, ed è molto celebrata nella sua terra: le sono state dedicate vie, scuole, ristoranti…

Uno scatto privato della mia prima volta a Cagliari, ottobre 2017.

Mi innamorai perdutamente di quell’isola, ma non approfondii le mie conoscenze personali su Grazia Deledda. Ero, infatti, più concentrata sul cibo.

La freccia di Cupido è scoccata lo scorso marzo, durante il famigerato lockdown.

Diciamoci la verità: è stato un periodo davvero destabilizzante per tutti. Per chi era abituato ad essere in continuo movimento, proprio come me, è stato traumatico dover accettare tutte quelle limitazioni, che stiamo subendo ancora oggi.

Visto che non potevo più essere fisicamente in altri luoghi, che non fossero casa mia o il supermercato, ho deciso di muovermi con la mente.

Questo è uno dei grandi pregi della lettura: ti porta ovunque, anche se stai seduta sul divano.

Altro suggerimento: io ho un Kobo (è un ereader che mi hanno regalato dopo la magistrale) ed è utilissimo se volete leggere qualunque cosa spendendo poco, poiché gli ebook costano meno dei libri cartacei. Inoltre, è super comodo per viaggiare e non dover spostare valigie di libri.

Il corrispettivo del Kobo è il famoso Kindle di Amazon, che ho regalato al mio fidanzato lo scorso anno. Anche lui lo adora e non può più farne a meno.

Parlando di letteratura, il romanzo più famoso di Grazia Deledda è sicuramente Canne al vento, ma oggi io vi farò una panoramica sulle sue novelle.

Novelle: la sconfinata produzione deleddiana.

Su Kobo e Kindle sono disponibili tutte le opere di Grazia Deledda per pochi euro.

Grazia Deledda è stata una prolifica scrittrice, ovvero, ha scritto tantissimo durante la sua vita. Se pensiamo anche che non c’erano i mezzi stampa informatizzati e veloci di oggi (e la macchina da scrivere fu inventata nella seconda metà dell’Ottocento), possiamo dedurre che moltissimi scrittori e scrittrici abbiamo condotto la loro attività privata scrivendo prevalentemente a mano.

La produzione deleddiana comincia quando lei era solo una ragazzina: pubblicò i suoi primi racconti durante l’adolescenza e, a 21 anni, il suo primo romanzo Fior di Sardegna (bellissimo), concludendosi poco prima della sua morte, con l’autobiografia Cosima e opere postume. Del corpus fanno parte: poesie, prevalentemente giovanili, e prose, divise in romanzi e novelle.

Le novelle sono forse la parte meno conosciuta rispetto ai grandi romanzi dell’autrice sarda (che vi invito a leggere!), ma altrettanto significativa nel suo percorso di vita.

Ne ha scritte tantissime: al momento sono arrivata a contare migliaia di pagine!

Ciò che mi colpisce della sua scrittura è la maestria nella conoscenza e descrizione dell’animo umano. Ha una narrazione talmente personale da farti immedesimare immediatamente con il soggetto, provando le sue stesse sensazioni ed emozioni.

“Quando frugavo in fondo all’animo dei miei personaggi, era nella mia anima che frugavo, e tutte le angustie che ho raccontato nelle migliaia di pagine dei miei romanzi e che tanta pena vi hanno fatto, erano i miei dolori, le mie angustie, i miei dubbi, le lacrime che io piansi”.

Grazia Deledda

Un tema fondamentale nelle sue opere, tanto da essere stato considerato un personaggio vero e proprio, è proprio il paesaggio sardo che diventa un riflesso della condizione umana. A tal proposito, ha scritto un filone di Racconti sardi e Leggende sarde, molto suggestive, e ancora oggi considerate importantissime per rivivere il mistero e il folklore, devozione e superstizione, dell’isola.

“Un tipo interessante che s’incontra spesso nelle vie di Cagliari; l’uomo pilastro, cioè, l’innamorato che per ore resta sulla via, col volto in su, ragionando con la sua bella, che spesso sta al terzo o magari al quarto piano. A questa rispettabile distanza, senza preoccuparsi dei passanti, che del resto tollerano l’uso, i due innamorati hanno l’abilità di tenere dolci colloqui muti e parlati. Cagliari è la città dell’amore; non v’è fanciulla che dal suo balcone non parli con l’innamorato”.

da Cagliari, Grazia Deledda

In ogni racconto gli elementi sono disposti in modo ben preciso e niente affatto casuale! La storia vuole portarci a comprendere o insegnarci qualcosa, spesso nascondendo proprio un precetto morale.

Grande importanza è data a sentimenti come l’amore, la libertà e… alla letteratura, che spesso diventa il fine ultimo per dare un senso alla vita.

Io penso che il successo letterario di questa donna sia stato totalmente meritato e, soprattutto, guadagnato, nonostante la critica spesso non sia riuscita ad inquadrarla in movimenti come il verismo o il decadentismo.

Ci sarebbero tanti aneddoti interessanti, legati alla sua vita, da raccontare. Sicuramente approfondirò in un prossimo articolo, magari con un focus sui suoi romanzi o una classifica di titoli.

Intanto, per cominciare, vi consiglio di leggere: Nell’azzurro, Vita silvana e Il rifugio.

VALUTAZIONE:

Classificazione: 5 su 5.

Se volete saperne di più, vi lascio il link di qualche libro.