“L’UNICA GIOIA AL MONDO È COMINCIARE”. SOSTANZA E FORME DELLA POESIA

di Gloria Sahbani

“L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante.”


Nella biografia Il mestiere di vivere, precisamente nel Diario 1935-1950 di un noto poeta e critico di nome Cesare Pavese, vi sono scritte queste parole.  
Parole incisive, di quelle che possono riecheggiare nella mente per giorni, mesi, persino per anni. Sono quelle parole che messe insieme formano una poesia.
Le poesie, soprattutto nella loro accezione moderna, non sono più soltanto componimenti in versi e che seguono regole metriche precise. Se apriamo l’enciclopedia Treccani e andiamo alla voce Poesia, essa viene definita come:

“Il carattere di opere o parti di opere ritenute particolarmente ispirate e suggestive. […] In questa accezione, tratto pertinente non è più il metro o un equivalente del metro, ma l’elevatezza concettuale e formale, al di là di una rigida adesione a schemi formali di metro, ritmo, struttura […], per cui è giudicata e sentita «poesia» la capacità di esprimere forti sentimenti, di suscitare emozioni, associazioni di immagini, di innalzarsi sui valori correnti per forza creativa e profondità di concetti”.

Qualunque fremito dell’anima che sia in grado di scavare e fare emergere alla luce una sensazione o un sentimento autentici, può contenere in sé germogli di versi, che crescendo e irrobustendosi formeranno una strofa intera e forse già questo basterà per dare vita ad una vera e propria poesia.

Photo by Akil Mazumder on Pexels.com

Sempre nella Treccani, sulla poesia vi è scritto anche ch’essa è: 

“Il carattere di qualsiasi composizione o opera anche non verbale, in quanto raggiunge un valore «alto» in opposizione a prodotti correnti «bassi». […]. Il carattere che può essere attribuito, per ulteriore estensione metaforica e sempre nel quadro di un’opposizione tra «alto» e «basso», a qualsiasi oggetto, situazione, comportamento, in quanto questi contengano qualcosa che li elevi al di sopra del quotidiano”.

Qualunque creazione che possegga una storia, un significato anche nascosto, può essere figlia di una poesia.

Gentile ospite, ti è mai capitato di osservare con attenzione un dipinto? Cerca Il bacio di Francesco Hayez, olio su tela del 1859.

Guardalo con attenzione e focalizzati solo su di esso, dimenticando il mondo intorno.
Il dipinto non è più appeso ad una delle pareti della Pinacoteca di Brera a Milano, è davanti a te e si trasforma in un’opera reale, in un episodio di vita.


Quel bacio passionale tra i due innamorati cattura nell’eternità di una pennellata un sentimento che non è schiavo del tempo ma che invece si manifesta in tutta la sua grandezza.

In un bacio sentito sono racchiuse mille parole mai pronunciate, i sospiri scambiati dalle labbra che si sfiorano, sono i versi delle più belle poesie d’amore mai scritte.

Quanta poesia c’è in questo dipinto? In quantità inspiegabile.


C’è una poesia di vita che è racchiusa in ogni macchia di colore, una poesia sull’amore corrisposto che scaturisce dal tocco delle labbra degli amanti e una poesia sulla passione, scritta nella mano intensa del giovane che accoglie tra le sue dita il volto della ragazza.  Una poesia sull’importanza dell’istante nasce nella cornice immaginaria che contorna i corpi dei giovani, presi dalla loro sensazione e totalmente incuranti di ciò che accade intorno a loro; i due corpi disegnano insieme anche una poesia sulla necessità di godersi un atto breve ma illimitato come un bacio. Un bacio è un gesto che quasi tutti possono dare e ricevere, un gesto comune che quando accade porta con sé una moltitudine di emozioni e storie rare. C’è poi una poesia della speranza, che ricade morbida lungo le pieghe dell’abito azzurro della fanciulla.


Come vedi car* ospite, un dipinto è una poesia trasposta e riportata sulla tela, un verso è un colore della tavolozza che abbraccia il bianco sfondo sul cavalletto.
Questo è solo uno dei tanti modi di vedere la poesia, di interpretarla, di leggerla.

La poesia è ovunque e alla portata di tutti, è necessario solo saperla vedere.

E proprio perché la poesia è racchiusa in qualunque opera d’arte, così come in ogni forma espressiva di note, silenzi e parole, essa non ha regole.

Così anche una breve e significativa frase, come quella scritta da Pavese, diviene poesia.
 
Non soffermarti sull’apparenza, è la sostanza di ciò che saprai comprendere che fa di una poesia una poesia.

Proviamo a fare un esperimento con le sue parole e sistemiamole in modo ch’esse formino dei versi. Anche se la forma fosse questa, il risultato sarebbe lo stesso:

L’unica gioia al mondo
è cominciare.
È bello vivere
perché vivere è cominciare,
sempre,
ad ogni istante.

Queste parole, così scritte con una “canonica” forma poetica, non minimizzano il significato di questo inno alla vita: ogni giorno è giusto per prendere in mano la nostra vita e farne un capolavoro.

Non è mai tardi o tutto perduto: finché si ha la possibilità di muoversi e pensare, di coltivare sogni, c’è sempre dietro un angolo una nuova strada che conduce alla vita nuova. Se un sogno viene frantumato, non abbiamo perso tutto. Abbiamo solo aperto il cassetto sbagliato, ma domani sarà un giorno nuovo e tanti altri cassetti potranno essere spalancati.

Il senso di questa frase? Forse il senso della vita è racchiuso nella speranza.

Forse scandiamo la vita in giorni perché, se un giorno è triste, possiamo coricarci e rifugiarci nella nostra casa di affetti per poi svegliarci e ricominciare con uno spirito diverso, migliore, un giorno che sarà di luce.


Nessuno di questi sensi sarà lo stesso del poeta, tu attribuiscigli il tuo: la poesia scaturisce da una sola mente ma una volta che viene letta da altri, diventa universale.

Immagine di copertina di M. Raffaella Matranga

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