La scrittura come terapia: la storia di Paolo.

Ventinove anni, originario di Policoro, Paolo Barbaro ha da poco pubblicato Il guardiano di Siris: il portale (Independently published, 2021), una storia che parla d’avventura e d’amicizia. Ma ha già le idee chiare sul suo futuro: vuole studiare per diventare un bravo scrittore e far conoscere la sua opera ad un pubblico sempre più vasto.

Intervista di M. Laura Riccardi

Trama: Un indovinello. Un diario. Un medaglione. Sono questi gli elementi che contraddistinguono il viaggio di quattro ragazzi, Davide, Chiara, Mattia e Federico. Un viaggio alla scoperta di una civiltà, di un mondo fantastico. Un viaggio alla scoperta di se stessi e del valore dell’amicizia. Un corpo a corpo con le proprie fragilità ed il proprio coraggio. Un cammino alla portata di tutti. La storia di una rinascita che passa dal dolore e si trasforma in fiducia, in se stessi e negli altri. Prepara i bagagli! Si parte!

Ciao Paolo, grazie per aver scelto Mollichedipagine. Ho letto il tuo libro e sono rimasta piacevolmente colpita dalla tua storia personale e dal rapporto con tuo nonno. Ti va di raccontarci questo aneddoto così importante per la tua vita?

Come la maggior parte dei bambini, che hanno tutti e due i genitori che lavorano, sono stato cresciuto dai miei nonni. Mio nonno era come un secondo padre per me, mi accompagnava ovunque: dagli allenamenti di calcio, alla stazione dei pullman per andare a scuola. È lui che mi ha insegnato a cucinare! Per me è stato un esempio di come una persona possa donare senza ricevere niente in cambio, solo per il gusto di farlo. Il ricordo più bello, che non dimenticherò mai, è di quando facevamo la salsa di pomodoro nella tavernetta: c’erano questi pomodori sul pavimento che riempivano una casa intera, e io lo aiutavo a metterli nel passaverdure. 

Da dove nasce l’idea del libro?

Il romanzo nasce da un sogno. Non ricordo di preciso quando, ma una notte sognai proprio lui, mio nonno, che mi consegnava un diario. Una specie di mappa del tesoro che mi aiutava a trovare una città perduta. Nei giorni seguenti feci altri sogni, davanti a me un portale, in un grande tempio, come un collegamento tra più mondi, un teletrasporto. Quindi detti a quel portale il nome di quella città perduta: Siris. 

Come la tua terra, la Basilicata, ti ha ispirato?

La mia terra è tutto per me. Mentre i miei coetanei andavano via, chi al nord e chi all’estero, io invece volevo assolutamente rimanerci. Forse vedo quello che altra gente non vede, un foglio bianco su cui scrivere qualunque cosa. Così è stato. Dopo il sogno iniziai a studiare il mio territorio, ero uno di quei ragazzi che diceva che la storia non servisse a niente. E invece poi è servita a me: i luoghi antichi e i nomi delle città della Magna Grecia sono stati utilissimi per il seguito del romanzo.

In che modo la scrittura è stata, per te, un’occasione di rinascita?

Esprimermi è stato difficile. Sono sempre stato una persona timidissima, e mai avrei pensato di esternare i miei sentimenti così come ho fatto. Il romanzo sono io, tutto quello che c’è dentro è tutto quello che ho provato nella mia vita da quando sono nato. La sofferenza per la morte del nonno, il chiudersi in una stanza buia senza vedere più la luce. La mia prima cotta durante le scuole superiori, le amicizie che hanno ispirato i miei personaggi e per finire, non meno importante, l’episodio di bullismo che ho subito quando ero piccolo. Si può dire che questo romanzo è stato la porta per conoscere me stesso al 100 %.

Cosa ti piacerebbe fare in futuro?

Per prima cosa, mi piacerebbe finire la saga de “Il Guardiano di Siris” ma, nel frattempo, vorrei investire su quella che è una delle mie passioni, la tecnologia. Diciamo che ci sono due parti di me: la fantasia, con il romanzo, e la realtà, con i computer. Spero che possano viaggiare in parallelo per tanti anni.

Per finire, una domanda da lettore: i 3 libri che ti hanno influenzato di più nel tuo percorso?

Come amante del fantasy, senza pensarci due volte, ti dico: “La storia infinita” di Michael Ende, e poi non posso non citare la saga di “Harry Potter” e quella de “Il Signore degli Anelli”.

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