Il Perù non è un paese per donne

di Lidia Landriscina

Nel corso del 2021, fra gennaio e luglio, è stata segnalato in Perù un numero tragicamente significativo di persone scomparse: un totale di 3425 individui, di cui la polizia e le autorità locali hanno completamente perso ogni traccia.  

La dimensione di questo fenomeno risulta essere certamente maggiore in Perù rispetto a altri Paesi ( ad esempio l’Italia, che pure secondo il Commissario straordinario del governo per le persone scomparse annoverava, nel 2020, ben 6054 persone evaporate nel nulla). Eppure, ciò che salta subito all’occhio dei dati riferiti dalla Defensoria del Pueblo (l’Obundsman peruviana) è soprattutto il genere e l’età dei desaparecidos, che sono per la quasi totalità donne, nella maggior parte bambine.

Si pensi solo al fatto che dei 417 bambini e adolescenti di entrambi i sessi, scomparsi a luglio, ben 363 erano di sesso femminile: si tratta dell’87% del totale. La Defensoria del Pueblo, la cui funzione è quella di segnalare i casi di mala amministrazione, violazione dei diritti umani e discriminazione, ha segnalato nel 2021 la sparizione di 1243 donne  e 2182  bambine e adolescenti, per un totale di 3425. Questi sono i dati ricavati dal sito della Polizia Nazionale del Perù (PNP) e dal Portale delle Persone Scomparse. 

Photo by savio yu on Pexels.com

Che cosa significano concretamente questi dati? Significa che ogni giorno, in Perù, scompaiono nel nulla circa 16 donne. Anziane, madri di famiglia, ma soprattutto ragazzine e bambine. Solo nel mese di luglio, sono scomparse 171 donne adulte e 363 fra bambine e adolescenti.  Tali dati vanno a sommarsi a quelli sui femminicidi: sempre nello stesso mese, si sono registrati 14 femminicidi e 12 tentativi di femminicidio.

In tutto quindi, a partire da gennaio 2021, si sono verificati 92 femminicidi e 79 tentativi di femminicidio.                                                                                            

Sono numeri talmente alti da mettere in allarme e da far considerare il fenomeno come una grave forma di violazione di diritti: il diritto di ogni bambina e donna di vivere in libertà e alla sicurezza. 

La scomparsa di donne e bambine nel 2021 ha registrato inoltre un incremento del 16% rispetto allo scorso anno (in cui sparirono 2965 donne); anche comparando i tassi delle desaparecidas dei mesi di luglio e giugno, si registra un incremento del 3% del fenomeno, specialmente nei dipartimenti di Lima, Lambayeque, Puno e Junín. Ciò significa che la problematica si sta tragicamente aggravando. A questa constatazione è necessario affiancare l’amara consapevolezza che il numero di casi potrebbe essere addirittura sottostimato, dal momento che la sparizione delle donne non sempre viene denunciata.

Photo by Julia Volk on Pexels.com

Quali possono essere le cause di questo inquietante fenomeno?

Non è certo possibile esaurire una questione così complessa in poche righe; eppure, attraverso un’attenta considerazione dei fatti recenti del Perù, si possono rintracciare alcune di queste cause in situazioni drammatiche che hanno caratterizzato il Paese negli ultimi anni. 

Problemi politici ed economici

Una delle ragioni di questo enorme numero di desaparecidas è il contesto di estrema violenza e povertà da cui provengono le vittime. Il clima di scarsa sicurezza e protezione sociale in cui vivono i Peruviani è il risultato degli eventi politici che, soprattutto negli ultimi quattro anni, hanno caratterizzato il Paese andino: ci riferiamo in particolare alla palude di corruzione che ha interessato gli stessi politici, magistrati, avvocati ed industriali. Basti solo pensare allo scandalo Obretecht, la più grande società edile del Sud America, scoppiato in Brasile e giunto a coinvolgere ben 14 Paesi dell’America Latina. La società pagava tangenti a funzionari pubblici (compreso quelli del Perù) in cambio di appalti milionari. Lo scandalo che ne è seguito ha avuto conseguenze enormi sia dal punto di vista economico che politico. Molti progetti si sono fermati del tutto, anche per la scarsa fiducia degli investitori a concedere finanziamenti. Secondo le stime degli economisti, i progetti e i contratti bloccati a causa dello scandalo sono costati nel 2017 al Perù 1,5 punti di prodotto interno lordo.

Covid- 19

Secondo il Reporte- 18- Qué pasò con ellas di luglio 2021, alcune delle ragioni dell’aumento di questo fenomeno sono state anche le misure di contenimento del COVID-19, non ancora del tutto abbandonate. In Perù continua infatti a registrarsi un livello epidemiologico “molto alto”, con alcune provincie ancora in livello di allerta “estremo”.  In molti Paesi dell’America Latina i governi hanno attuato rigidi lockdown per limitare la diffusione del virus e il Perù non ha fatto eccezione. Ciò ha significato per molte donne, già poco tutelate a livello statale, il ritrovarsi letteralmente rinchiuse in casa con i propri aguzzini, che spesso coincidono con mariti, compagni, familiari violenti. Per questa ragione le misure di restrizione domestiche hanno portato ad un aumento di donne e bambine scomparse che, per sfuggire a maltrattamenti e abusi, sono scappate di casa o sono cadute vittime di femminicidio, rapimento o tratta di esseri umani. 

Negligenza della polizia locale

Spesso si ha quindi a che fare con vittime provenienti da contesti familiari disagiati, che sono quotidianamente oggetto di violenza.  La responsabilità è in primis delle autorità locali e della polizia, che non prende in serie considerazione denunce di molestie e non mette in atto misure di protezione familiare che potrebbero salvare la vita di molte donne e bambine. Si prenda come esempio rilevante la triste vicenda di una ragazzina di 17 anni (le cui iniziali sono R. K. C. T), scomparsa una prima volta il 20 marzo e ricomparsa lo stesso giorno. L’adolescente denunciava maltrattamenti da parte della madre. Il 14 luglio la ragazza è di nuovo sparita e da allora si sono perse le sue tracce.  In questi casi di presunti atti di violenza contro un’adolescente, la PNP (Polizia Nazionale Peruviana) avrebbe dovuto tempestivamente informare il tribunale di famiglia, il Centro Emergenza Donna e l’Unità di Protezione Speciale, ma ciò non è avvenuto. 

È stato inoltre segnalato che in alcune note di allarme di giugno manchino di fotografia e nome della persona scomparsa e che non abbiano le caratteristiche adatte per l’identificazione. In questo modo l’avviso non adempie alla sua funzione di far conoscere alla comunità il caso di una sparizione di persona. Sarebbe necessario, inoltre, pubblicizzare il numero delle persone scomparse, suddiviso in età, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità, gruppo etnico, e altri: così sarebbe possibile comprendere maggiormente il motivo della scomparsa e compiere progressi nella ricerca. È inoltre importante continuare a formare il personale di polizia sul problema della disparità di genere e dei diritti umani (con particolare attenzione all’infanzia e all’adolescenza), specialmente in caso di scomparsa di donne, ragazze/e adolescenti. 

Una nuova speranza: Pedro Castillo

Una speranza per il Perù e le sue donne potrebbe arrivare dal nuovo governo di Pedro Castillo, maestro e sindacalista che, dopo una durissima campagna elettorale contro la candidata di destra Keiko Fujimori, ha assunto la Presidenza del Paese il 28 luglio scorso. Castillo ha in progetto di affidare la sanità e l’istruzione, da sempre nelle mani di privati, allo Stato; giura inoltre di voler cambiare la Costituzione. La speranza maggiore per il destino delle donne peruviane è che il governo attui l’inclusione nella legge N° 30364 della scomparsa di donne da parte di privati come forma di violenza di genere. Ciò avrebbe il fine di dare maggiore visibilità e specializzazione nell’assistenza alle vittime. Si spera che tale atto venga incluso nella formulazione del nuovo Piano Nazionale Contro la Violenza di genere, che entrerà in vigore nel 2022. Infine, sarebbe necessario uno studio criminologico sulle cause della scomparsa di adolescenti in Perù, a cura del Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani.

Tutte queste azioni, per quanto fondamentali, rischierebbero comunque di non essere sufficienti. In alcuni casi, i familiari delle vittime non hanno fiducia nelle autorità o temono di venire colpevolizzati per le sparizioni. Altre volte, ad essere colpevolizzate sono le vittime stesse, la cui scomparsa viene ricollegata a crimini commessi per gelosia. Il cambiamento delle leggi potrebbe infatti non portare a reali miglioramenti se non accompagnato da una riflessione obiettiva sulle cause reali del fenomeno.

Così come anche a latitudini più vicine, avviene infatti che i tragici fenomeni di femminicidio, violenze fisiche e mentali e scomparse siano soltanto la punta dell’iceberg di una questione ben più grave e complessa, ovvero una misoginia diffusa che coinvolge in maniera più o meno manifesta la mentalità di cittadini e politici: la donna è sempre colpevole anche quando è lei stessa la vittima, mentre all’uomo che la tortura è concesso il beneficio di innumerevoli forme di attenuanti (giovane età dell’assassino, presunto raptus di follia, vittima troppo disinibita o al contrario troppo passiva, etc. etc.). Anche le violenze di genere, in fondo, non sono altro che una delle estreme conseguenze dell’annientamento dell’individuo di fronte a una società capitalistica, corrotta, in cui il valore dato al denaro ha soppiantato la dignità naturale dell’essere umano.

 Il caso del Perù è una grave dimostrazione di come il dilagare di una cultura tragicamente disumanizzante, maschilista e patriarcale, in un contesto sociale e politico di povertà e corruzione estreme, sia la causa di due fenomeni che continuano a loro volta ad autoalimentarsi in sé, in una sorta di circolo vizioso. Da una parte c’è il sempre maggior numero di violenze, soprusi, sfruttamento a cui la donna, la bambina, il povero sono sottoposti, in virtù di quella stessa mentalità che li vede come oggetti inermi del più potente. Dall’altra parte, vi è l’atteggiamento negligente della polizia che, sempre a causa della medesima mentalità, considera il fenomeno della scomparsa delle donne, così come altri reati lesivi della dignità della persona, alle stregue di crimini minori, non garantendo loro la protezione e la sicurezza necessarie. 

Commento di Maria Laura Riccardi:

Viviamo in un periodo storico in un cui la disparità di genere, violenza e conflitti politici sono all’ordine del giorno. Soprattutto negli stati meno tutelati da questo punto di vista, come quelli dell’America Latina, sparizioni e femminicidi sono fenomeni incontrastati, che vanno avanti con la complicità delle forze dell’ordine, a causa delle politiche locali e della difficile situazione economica.

Mollichedipagine è aperto a qualsiasi contenuto per tenere alta l’attenzione su questi temi che, anche se con un taglio politico, denunciano ancora una scarsa cultura sui diritti umani.

Mi sento di segnalare due testi molto interessanti al riguardo:

PRIMERA TORMENTA, NON UNA DI MENO, NON UNA MORTA IN PIù. SUSANA CHAVEZ, A CURA DI CHIARA CRETELLA, GWYNPLAINE EDIZIONI, 2020: per la prima volta in Italia sono state pubblicate le poesie di Susana Chàvez, autrice della frase da cui è stato tratto lo slogan Non una di meno che ha unito le donne di tutto il mondo per porre fine alla strage del femminicidio. Susana fu uccisa e mutilata nel 2011 all’età di 36 anni in Messico, paese che vanta il triste primato della violenza sulle donne. Era un’attivista e stava lavorando ad una raccolta di poesie e al suo blog Primera tormenta. In questi testi la poesia ha funzione militante e ne mostra la straordinaria attualità.

NOTTE A CARACAS, KARINA SAINZ BORGO, EINAUDI, 2019: scritto da una giornalista venezuelana, è un romanzo che racconta un Venezuela sprofondato nella violenza e nell’impunità. Una donna che ha perso tutto e che per salvarsi dovrà lasciarsi alle spalle le persone care, i luoghi, i ricordi. Fuggire. Anche da sé stessa. Notte a Caracas è un romanzo di feroce bellezza. Un canto universale di furia, di paura e d’amore.

Grazie ad autrici come Lidia.

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