Perduti nei Quartieri Spagnoli

di Maria Laura Riccardi

Siete mai stat* a Napoli?

Io ho avuto la fortuna di soggiornarvi molte volte, nel corso degli anni, ed è una città che non può lasciare indifferenti, nel bene o nel male.

Una terra che, con le sue mille contraddizioni, continua ad esercitare un fascino intramontabile.

Ho rivissuto gran parte di quel suoni, di quei colori, di quegli odori attraverso le parole di un libro che ho letto tra febbraio e marzo, un’autentica perla della Giunti firmata dalla scrittrice americana Heddi Goodrich.

La scrittura di questo libro rivela una storia dentro la storia: quella autobiografica dell’autrice, che ha vissuto a Napoli per circa dieci anni, della sua passione per la cultura e la lingua italiana e di un amore giovanile, tra lei e un ragazzo di nome Pietro.

L’ho letto sul mio e-reader e, parola dopo parola, sono rimasta veramente colpita. Il libro, uscito un paio di anni fa, è invece molto grosso (circa 400 pagine) e il prezzo si aggira attorno ai 20 euro.

La storia è talmente realistica da sembrare vera, come se l’avessi vissuta anche io nel momento in cui la leggevo. Uno dei testi più coinvolgenti e sensoriali letti negli ultimi anni.

Un talento, una scrittura, che davvero parlano al cuore, che dipingono immagini come figure su una tela.

Siamo negli anni Novanta ed Heddi, studentessa americana, vive a Napoli. Frequenta l’Orientale e condivide un appartamento decadente insieme ad altri studenti nei Quartieri Spagnoli. Lo stile di vita è tipicamente universitario: pranzi e cene improvvisati, vino e sigarette ad ogni ora del giorno, discorsi filosofici e divertimento. Pura condivisione che si crea solo in determinati momenti della vita, quando dare gli esami è la preoccupazione più importante da portare avanti.

Sembra una semplice storia d’amore, ma il libro è tutto tranne che un romance. La vita di Heddi si apre all’incontro con Pietro e da lì nasce un’evoluzione interiore all’interno del personaggio, da tutte le esperienze che farà, che la porteranno a finire il percorso di studi e a maturare decisioni importanti per la sua vita.

Uno dei rapporti più contrastanti è quello con la città di Napoli, un personaggio a sé.

I vicoletti con i muri scrostati, il bucato penzolante attaccato ai fili, l’odore del sugo e del caffè, le “sceneggiate napoletane” recitate esclusivamente in dialetto, rivivono nella mente di chiunque le abbia viste almeno una volta nella vita. Amore e odio sono due facce della stessa medaglia. Il degrado della città emerge nella singolarità dei dettagli, come la rappresentò anche l’indimenticata Anna Maria Ortese ne Il mare non bagna Napoli.

Molto verosimile è anche la rappresentazione della vita giovanile e universitaria, dell’incontro tra studenti di varie parti d’Italia e del mondo, il confronto tra diverse identità.

Una su tutte, la differenza di mentalità. Credo che nella figura di Pietro, il ragazzo italiano co-protagonista, ci sia molto di vero: noi giovani meridionali (non voglio generalizzare, ma molto spesso è così) cresciamo con un’idea di attaccamento alla famiglia e al luogo d’origine, che da un lato ci vincola e ci mortifica, dall’altro è la nostra unica forza e certezza.

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In tanti studenti provenienti da altre zone del mondo (USA, Cina, Russia, Svezia) ho visto la stessa libertà di cui Heddi parla nel libro, che ammiro davvero tanto: la leggerezza di vivere senza mettersi troppi pesi sulle spalle, sentendosi liberi di fare le proprie scelte e cambiare senza pensarci troppo.

Io ho studiato a Bologna, ma ho rivissuto con nostalgia determinate impressioni e sensazioni che l’autrice ha messo su carta, esperienza che in parte è universale per chiunque sia stato uno studente fuorisede. Uno dei tanti parallelismi che ho visto tra il romanzo e la mia vita.

Il linguaggio è stata una delle cose che mi ha colpita maggiormente.

Ho evidenziato tantissimi passaggi di descrizioni e stati d’animo, poiché rendevano insieme una poeticità ed un realismo fuori dal comune. Heddi stessa ha curato sia l’edizione in inglese che quella in italiano, nonostante non sia la sua madrelingua.

Anche questo ho notato in alcuni miei compagni d’università stranieri: il fatto di usare (anche inconsapevolmente) la lingua italiana in modo molto più fantasioso ed espressivo rispetto a noi italiani, fattore dato da una cultura linguistica pregressa che spesso tendono a ricalcare e che genera nuove forme d’espressione totalmente straordinarie (e spesso divertenti).

“Secolo dopo secolo, a Napoli non cambiava mai niente. E stavo cominciando a sospettare che quella strana malinconia, che forse era unicamente napoletana, fosse la consapevolezza che, qualunque cosa succeda, la vita va avanti.”

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La storia d’amore tra Heddi e Pietro è molto intensa, proprio come il primo vero e totale innamoramento, quello che si vive una volta sola nella vita.

Le loro differenze culturali finiranno irrimediabilmente per separarli, e ognuno di loro continuerà il proprio percorso di crescita personale da solo, ma diversamente rispetto a prima. L’incontro genera uno squarcio di felicità che non verrà mai riassorbito, un prima e un dopo senza tempo, nella vita di entrambi.

“Afferrai che la vera infelicità non è stare lontano dalla persona amata, ma starle molto vicino, quasi a portata di mano, senza poterla raggiungere.”


La cosa che ho apprezzato di più in assoluto è stata l’ estrema bravura dell’autrice nell’essere realistica.

I personaggi, gli ambienti, la storia sono veri, vivi, reali. Tangibili per chiunque si immerga tra quelle pagine.

Dopo aver letto il romanzo, ho contattato Heddi Goodrich e ci siamo scambiate mail con lunghe conversazioni, proprio come fanno lei e Pietro nel romanzo.

So che continuerà a scrivere e non vedo l’ora di conoscere la sua prossima storia.

VALUTAZIONE:

Classificazione: 5 su 5.