Per amare ci vuole… “Follia”?

Per me è raro rileggere dei libri già letti.

O almeno, mi è capitato poche volte nella vita. Quando scopro un autore o un’autrice che mi piace, che sa giocare con le parole e creare storie capaci di tenere alta la mia attenzione, voglio poi conoscere tutto di quel filone narrativo e immergermi al cento per cento nella scoperta di nuove storie.

Follia è una di quelle eccezioni. L’ho letto circa 5 anni fa, me lo regalarono, e fin dalle prima pagine rimasi stregata dalla tormentata storia d’amore tra Stella ed Edgar.

Scritto da Patrick McGrath, Follia è senza dubbio un best seller degli Adelphi, dopo oltre 20 anni dall’uscita della sua prima edizione.

Caratteristico dell’autore, di cui successivamente ho letto altri titoli, è la chiave psicologica della storia: far capire le motivazioni per cui i protagonisti agiscono in un certo modo, svelandone la più cupa umanità e portando il lettore ad empatizzare per le loro sofferenze.

Perché è un libro da rileggere? Perché disegna, con estrema precisione, dinamiche che si manifestano nella psiche umana di ognuno di noi. Ogni frase, letta una seconda volta, rivela un senso di scoperta intrinseco.

Insomma, è un romanzo che fa riflettere da tanti punti di vista sulle scelte che compiamo ogni giorno.

La figura di Stella, una donna come tante

Nella descrizione di Stella, indiscussa protagonista femminile della storia, ci ho sempre visto il riflesso di tante donne: mogli attraenti che lasciano tutto per seguire il lavoro del proprio marito, occuparsi della casa e dei figli, che finiscono per sentirsi infinitamente trascurate e sole.

Questa solitudine può poi diventare disperazione che le spinge a ricercare quelle attenzioni e quelle emozioni, che il loro compagno non sembra più dare loro nemmeno da un punto di vista sessuale, in altro.

Stella si sente una donna invisibile che ha bisogno di sentirsi amata, soprattutto agli occhi di un marito che lei reputa freddo e concentrato su se stesso. Vorrebbe sentire quel calore che ormai non la sfiora più da anni e a cui ormai, nel suo cuore, ha rinunciato.

Il testo è caratterizzato da una forte connotazione erotica, un intreccio psicologico e sessuale, in cui l’amore totalizzante tra lei ed Edgar diventa una sorta di compulsione in cui i due sono perennemente affamati l’uno dell’altra e non riescono letteralmente a resistersi.

La storia di Stella è quella di una moglie che cerca di fuggire da un matrimonio infelice, sottovalutando le conseguenze delle proprie azioni.

Una storia d’amore può essere considerata una follia?

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Senza svelare integralmente la trama del romanzo, vorrei fare una riflessione sulla tematica della relazione amorosa vista come una sorta di perdita di razionalità che spinge a compiere azioni per noi impensabili.

D’altronde credo sia vero: alcuni tra i più grandi crimini della storia hanno avuto un movente passionale.

Da sempre, il sesso e l’amore sono capaci di cambiare la vita delle persone: un amore sano cambia la vita in meglio, un amore “malato” porta a perdere se stessi nell’incontro con l’altro.

Ogni storia d’amore può essere considerata una follia: affidarsi a qualcuno è un atto di fede e la fede, per sua stessa definizione, è qualcosa in cui crediamo senza realmente avere le prove.

Aggrapparsi a qualcun altro significa riporre tutte le proprie speranze e prospettive di vita in un essere fallace, proprio come noi. Aspettative che, quindi, in qualche modo verranno comunque deluse.

La passione senza amore è come una pianta sana che però non riesce a sbocciare, mentre l’amore senza la passione è come un dessert gustato a metà.

Per amare ci vuole una buona dose di follia. E non dimenticare che, senza il benessere di due singoli, non c’è prospettiva di felicità futura.

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