Un omaggio poetico a tutte le donne

di Maria Laura Riccardi e Gloria Sahbani

“Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto”.

Oscar Wilde

Gentili lettrici di Molliche di pagine,

io e l’autrice Gloria Sahbani vi auguriamo una buona giornata internazionale della donna.

Per ringraziarvi del vostro supporto, oggi vogliamo dedicarvi delle poesie scritte da noi ed un bellissimo disegno di copertina, omaggio di M. Raffaella Matranga.

Celebrare la donna ha oggi, più che mai, un senso.

In primis, per ricordare.

E poi perché la strada per la parità di genere è ancora lunga ma, insieme, andremo sempre più avanti.

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“La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato, per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata”.

Dedicato a tutte voi: mamme, sorelle, zie, amiche, nonne, figlie che ogni giorno fate del vostro meglio per affrontare la vita e la società in cui viviamo.

Per voi che lavorate, vi occupate della maggior parte dei lavori domestici e di cura.

Per voi che state vivendo momenti difficili: combattete. E, se non potete farlo, accettate. Un’altra strada è già pronta per voi.

Credete nell’importanza delle vostre azioni e lottate per quello che vi spetta di diritto.

Tanti auguri.

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POESIE DI GLORIA SAHBANI

Il corpo di una donna

Esiste un corpo
cosparso di germogli e tulipani
in cui affluiscono per concessione
eterna rigagnoli di fredda acqua.
Al posto dei piedi, radici attanagliate
al terreno, che stagliate
per mille miglia sotto la superficie
si innalzano e irrigidiscono,
si densificano e originano
tronchi di quercia, il sostentamento
e il movimento.
Alla cintura un fascio di liane
e vimini passa in anelli di pane.
Sotto un abito di seta
color di luce,
si celano muscoli d’uragano.
Le dita di ramoscello
aggiustano una piega di alba.
Il collo è un imbuto dal cielo
al mare.
L’energia che anima il corpo
osserva estasiata da occhi
di stelle, respira da un solco
nel vento e
ruota, vive
per il violento accavallarsi
di onde marine che galoppano
nelle vene.
La pelle è una spessa corteccia
di schegge e legno d’ulivo,
apparentemente fragile,
indistruttibile.
Quando piange, l’energia
sprigiona rugiada;
quando ride,
un magma di sole.
Il corpo di una donna
è intreccio di Dio,
dimora della vita.

E RIVOLUZIONE SIA

Mi chiamavano l’anonima
una più altra degli altri
la trasparenza tra gli invisibili
la bassezza tra gli intoccabili.
La mia parola non sfiora
oceani di ripetizioni, luoghi comuni
obbligatori nel canto del condizionato,
ormai imbevuto di frivolezze morali.
La mia parola non si veste
come l’amore o la morte
-affisse in ogni dove-
di corone sontuose o strascichi reali
né si inginocchia alle ingannevoli lusinghe
che la elevano tanto, solo per seppellirla.
La mia parola parla,
freme impaziente all’ombra,
non si accontenta di essere per gli altri,
deve essere prima per sé.

Se questo quieto grido, non è
abbastanza incisivo, sarà
per questa mia combattiva parola
ora di cambiamento.
Ora di rinascita.

E rivoluzione sia.

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POESIE DI MARIA LAURA RICCARDI

Cultura

Ogni uomo
in pace col proprio corpo, che cerca,
coglie,
vive
le occasioni
è considerato normale, libero,
capace.

La donna
che cerca se stessa
al di fuori del proprio corpo per conoscere
i propri limiti
la vita da cogliere,
è considerata
sporca.

Dovremmo essere incapaci di godere, di apprezzare
il nostro lato umano, viscerale,

intimo,
inevitabilmente connesso
alla nostra felicità,
dovremmo essere come geishe, senza bisogni,
oggetti in mano agli altri, dovremmo essere
solo
una grande incubatrice, pronta a farsi usare

per una nuova vita.

Non dovremmo desiderare di piacerci,
di cercarci nello sguardo degli altri,

di trovarci
tra le braccia di qualcuno con cui stiamo bene,
e vogliamo rischiare,
sì, vogliamo rischiare
di realizzare le nostre fantasie,
per quanto torbide possano sembrare.

Non è nostra la colpa, non è nostro il peccato, il male che vedete
e che volete attribuirci anche quando

ci sentiamo vive.

Siamo noi le vittime
di noi stesse,
di un retaggio culturale perpetratosi
a discapito
della ricerca
di un’ora d’amore,
in cui sentirci apprezzate, in cui possiamo
essere libere.

Autocoscienza

Tante donne
hanno lottato
per essere loro stesse, anche se erano sole, controcorrente,
lasciate al cattivo giudizio.

Loro si sono ascoltate, hanno seguito il loro tempo e il loro giudizio
Che diceva che è meglio rimanere inascoltate, controcorrente
e incomprese,
Che essere infelici
e infedeli
alla propria religione.

Per saperne di più: